Armo DynaRig la rivoluzione

 Dynarig è un armo rivoluzionario perché una volta spiegate le vele, l’ottimizzazione della spinta propulsiva della barca avviene ruotando gli alberi.  Per la prima volta le manovre sono eseguite non agendo sulle vele ma sull’albero, che ruota in posizione per regolare l’angolo delle vele. 

Ovvero il sistema consente di ricevere il vento con un angolo d’incidenza ottimale sulle vele attraverso la rotazione degli alberi e la navigazione è sempre garantita con il vento che tira in qualsiasi direzione. Quando le vele sono   avvolte sono custodite all’interno degli stessi alberi.

Le barche a vele fino adesso realizzate con questo tipo di armo sono 2 e in entrambe sono state montate vele quadre su tre alberi in carbonio, che sono fermati su delle basi ruotanti nella struttura dello scafo. Ogni albero è indipendente è l’area della vela di ogni singolo albero è suddiviso in cinque piccole vele che si aprono lungo i binari dei cantieri fissati rigidamente agli alberi.

Le quindici vele quadre sui tre alberi sono poste tra i cantieri in modo tale che quando sono tutte schierate, non hanno spazi vuoti tra loro, creando un unico pannello per catturare il vento e l’imbarcazione è spinta come fosse stata allestita con una singola vela che è più efficiente di più vele che lavorano individualmente.

Questo tipo di armo è stato concepito nei primi anni  60 dall’ingegnere tedesco Wilhelm Prölss che non ha mai avuto la possibilità di verificare la sua costruzione pratica e per anni è stato uno dei tanti progetti esistenti solo sulla carta.   Fin a quando la Perni Navi Azienda leader per innovazioni e creatività nella costruzione di barche a vela automatizzate l’ha proposto in alternativa agli armi tradizionali a un suo affezionato cliente l’ingegnere elettronico Tom Perkins, già presidente dell’Hewlett Packard, ricchissimo imprenditore informatico come risposta a una sua esplicita richiesta “Vorrei concludere la mia carriera d’imprenditore e di velista con qualcosa di eccezionale, qualcosa di memorabile.” “ Se v’interessa, sono disponibile a collaborare e a contribuire a un progetto degno della vostra azienda e delle mie ambizioni”. (Tom Perkins è morto nel 2016 in California all’età di 84 anni)

Così è nato uno dei più grandi e complessi yacht a vela del mondo, il Maltese Falcon lungo 88 metri costruito da Perini Navi tra 2002 e 2006 il primo al mondo costruito con un armo DynaRig anche se i diritti del brevetto originali e della restante tecnologia furono acquistati dal governo tedesco da un investitore americano nel 2001 e fu rinominata Falcon.  

Diciamo subito che questo tipo di armo è stato possibile realizzarlo con lo sviluppo della tecnologia e dei nuovi materiali impiegati nel tempo per la costruzione di nuove imbarcazioni come gli alberi in carbonio che assicurano la giusta leggerezza e robustezza per risolvere i problemi strutturali richiesti per un armo di questo tipo.

Difficilmente negli anni 60 con la tecnologia e la conoscenza sui materiali di allora si poteva pensare di costruire un’imbarcazione di questo tipo ma giustamente all’ingegnere tedesco si deve riconoscere il merito di avere ideato questo ingegnoso armo. Anche se in vero la costruzione pratica dell’armo al momento  ha funzionato solo con tre alberi e non con i quattro o cinque alberi immaginati da Prölss per una nave da carico.

Attualmente oltre al Maltese Falcon è lo yacht a vela Black Pearl lungo 106,7 metri costruito dal cantiere olandese Oceanco tra 2012 e 2018 che utilizzano DynaRig nel futuro, non si esclude la possibilità che si possa sviluppare anche su imbarcazioni più piccole.

L’Azienda che si è interessata allo sviluppo e costruzione pratica dell’armo DynaRig è stata la Dykstra Naval Architects che vanta 50 anni di esperienza nella progettazione di architetture navali, sempre attenta all’innovazione a zero impatto ambientale.

Su incarico di allora della Perini Navi ha realizzato DynaRig del  Maltese Falcon e poi anche quello sul Black Pearl. Non basta creare l’armo poi bisogna farlo funzionare e secondo Perkins nessuno era in grado di far funzionare il DynaRig meglio dell’ingegner Fabio Perini con il suo cantiere. 

La sfida ingegneristica da superare era quella di costruire alberi incastrati su delle basi ruotanti di dimensioni più piccole possibili per limitare lo spazio occupato che a comando seguissero  prontamente la direzione del vento. Questo è stato possibile realizzarlo attraverso un complesso sistema elettrico/idraulico costituito da motori, sensori, verricelli automatici e altro ancora tutti comandati da un complicato computer di bordo che automaticamente elabora tutti i parametri di navigazione e pianifica le manovre da farsi.

Tutti i segnali di controllo con le varie funzioni arrivano sullo schermo interattivo del computer installato in plancia di comando, basta un solo tocco di un dito sul riquadro corrispondente per spiegare o avvolgere una vela.

Il sistema consente di ammainare o dispiegare tutte le quindici vele quadre presenti, in soli sei o sette minuti in piena sicurezza con il controllo totale dell’intero piano velico ed è possibile che anche una sola persona possa gestire l’intera imbarcazione.

Certamente i tre   alberi che ruotano in base alla direzione del vento sono stati il problema principale ma poi si sono dovuti fronteggiare una miriade di problemi secondari correlati tutte difficoltà nuove mai affrontate nel passato.

L’utilizzo degli alberi in carbonio oltre a essere importante per la fattibilità del DynaRig nel tempo hanno dimostrato di essere anche molto affidabili considerando tutte le miglia di navigazione fatte dal Maltese Falcon dal 2006, quando è stato messo in mare fino adesso.

Al vero una certa perplessità nacque quando il proprietario dell’imbarcazione decise di mettere in  vendita il Maltese Falcon nel 2008 appena due anni dopo il suo varo, dubbi che il tempo ha dissolto completamente.

In seguito l’imbarcazione con un costo verosimilmente inferiore a quanto costato fu comprata dall’attuale proprietaria una potente business woman greca, la bionda Elena Ambrosiadou.

Dobbiamo dire che le costruzioni sia del Maltese Falcon sia del Blach Pearl sono state molto complesse e hanno coinvolto un gruppo impressionante di progettisti ingegneri e architetti navali e specialisti anche per ogni singolo elemento installato e ci sono voluti almeno due anni di prove in mare per provare le aperture e chiusura di tutte le vele, e simulare anche qualche situazione che si può creare a seguito di un’errata manovra per riscontrare poi le conseguenze dei danni prodotti.

Inoltre si sono verificate condizioni in caso d’irregolare funzionamento del sistema a partire dal computer di bordo.   Perché si sa, l’automazione è bella quando funziona, ma poi bisogna garantire la sicurezza anche in caso di un guasto.

Questa circostanza è stata fronteggiata riducendo in caso di anomalie il controllo automatico dell’imbarcazione. Per esempio in situazione normale di funzionamento per aprire e chiudere una vela ci sono cinque motori con cinque driver elettronici comandati da un computer. Se si dovesse rompere il computer, è possibile intervenire manualmente sui cinque motori in maniera indipendente, come dei motori elettrici normali.

Attualmente queste barche senza dubbio sono dotate di un piano velico il più avanzato del momento e non si esclude per il futuro questo nuovo concetto di armo possa essere utilizzato per creare nuovi scenari nell’yachting mondiale.

Tra l’altro la stessa Perini Navi sta elaborando l’erede del famoso yacht a vela Maltese Falcon con una nuova grande barca che ottimizza la dimensione della vela e la lunghezza della linea di galleggiamento per una maggiore efficienza e velocità che richiede chiaramente un nuovo acquirente affinché lo yacht sia effettivamente costruito e messo in acqua.

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